Privacy Policy Cookie Policy MISTERI VENEZIANI 1°Parte - Travel XXL

Se avete avuto occasione di leggere i file di qualche settimana fa, saprete che appena dopo la riapertura dei confini tra regioni del 3 Giugno, sono andato a trascorrere 5 giorni nella città di Venezia. Avete potuto leggere dei quartieri visitati, delle tante isole, dei piatti favolosi che ho mangiato al ristorante Bepi Venesian di Mestre e dei tanti monumenti tra cui Piazza San Marco, il Ponte dei Sospiri e il Ponte di Rialto. Se ricordate poi, avevo dedicato un paragrafo all’ Isola di San Michele, dove praticamente tutta la superficie è adibita a cimitero cittadino. In pratica, tutti i defunti di Venezia, riposano a San Michele. Vi dissi che avevo potuto vedere la tomba di Igor’ Stravinskij e della moglie, quella di Emilio Vedova e di molti altri personaggi illustri. Quello che però non vi raccontai in quell’articolo, è che a Venezia esistono quantomeno 5 luoghi misteriosi, o perlomeno “strani”.  Tre di questi, riguardano luoghi, ma ve li racconterò nel prossimo articolo, mentre gli altri 2, riguardano persone, che ruotano proprio attorno a questo cimitero e di cui vi racconterò ora.

Il primo riguarda:

La bella addormentata di Venezia

Il suo nome è Sofia Kailenskaya, anche se abitualmente veniva chiamata Sonia. La sua storia ebbe inizio nel 1885 nel villaggio di Zabomzhevka in Russia dove il 20 Febbraio nacque e purtroppo finì dopo pochi anni, nel 1907 proprio qui a Venezia, nella notte tra il 6 e il 7 Febbraio, mentre all’esterno del luogo in cui si trovava, una camera dell’Hotel Danieli, la popolazione era intenta a festeggiare con baldorie e fiumi di alcool, il Carnevale. Qualche tempo prima, Sonia, durante un viaggio in treno, incontrò un conte e una contessa, anch’essi russi, che la ospitarono per qualche tempo a Parigi. Proprio qui, ad una festa, Sonia, senza dire nulla alla contessa e senza presentargli l’ospite, si appartò con un certo Edoardo Garcia.

La contessa, infastidita dal fatto che Sonia, non si fosse neanche premurata da presentarle il bell’Edoardo, prese accordi con una cameriera e insieme accusarono la ragazza di furto di gioielli, facendola arrestare. Purtroppo per loro, non si riuscirono a trovare prove a sostegno della tesi della contessa e della cameriera, così Sonia venne rilasciata. Una volta libera e spaventata, la ragazza non potè che correre a chiedere aiuto e conforto, all’unica persona che conosceva e di cui pensava di potersi fidare, Edoardo, ma con grande sorpresa, lo trovò a casa, a letto proprio con la contessa e la sua cameriera, quella che l’aveva accusata.

Disperata e amareggiata, corse alla stazione, prese il primo treno per l’Italia e non si sa come, ma arrivò a Venezia. Forse lungo il tragitto o forse in città, acquistò del laudano, un composto a base di alcol e oppio che veniva usato come narcotico per alleviare i dolori, ma che se assunto in dosi superiori a 5gr al giorno poteva uccidere.

Durante il tragitto verso l’hotel veneziano, Sonia, con in mente solo i ricordi con Edoardo, incontrò per caso un ragazzo di nome Carlos, che colpito dalla sua immensa bellezza, le chiese se il giorno dopo avrebbe potuto avere l’onore di incontrarla di nuovo. Lei acconsentì e gli diede appuntamento per la mattina seguente proprio all’hotel. Carlos, puntuale, si recò l’indomani mattina all’hotel e chiese alla cameriera se poteva annunciare a Sonia il suo arrivo, ma una volta arrivata di fronte alla camera della ragazza, bussò più volte senza ottenere risposta. Decise così di aprire la porta e trovò la povera Sonia distesa sul letto, con addosso la camicia da notte, una rosa rossa sul petto, una mano che penzolava dal letto mentre nell’altra teneva la foto del bell’Edoardo. Sul comodino poi, due flaconi di laudano vuote.

Fu così che morì, nel sonno, senza neanche accorgersene e da quel giorno, continua a riposare a Venezia, al cimitero di San Michele, dove chi come me, che conosce la sua storia, si reca anche solo per qualche minuto a trovarla. Dopo poco dalla sua morte, fu realizzata la statua a grandezza naturale, che la ritrae distesa sul letto in camicia da notte, che sembra dormire. Il palmo della sua mano destra, che rimane all’esterno verso il giardino e dal lato dei visitatori, è completamente lucida per via delle tante carezze che riceve da chi viene fin qui a trovarla. Qualcuno, le porta ogni tanto anche una rosa rossa, e la pone li, sul petto, dove volle tenerla lei, “la bella addormentata di Venezia”, prima di morire. 

Il secondo riguarda:

La “tomba” di Suor Vittoria Gregoris

In questo caso, il mistero, riguarda la tomba di Vittoria Gisella Gregoris, conosciuta come suor Serafina degli Angeli, che si trova nel recinto riservato alle religiose. Suor Serafina nacque a Fiume Veneto il 15 ottobre del 1873 e attualmente è in odor di santità, dopo essere stata dichiarata “venerabile” da Giovanni Paolo II, per un avvenimento testimoniato da un medico al tribunale ecclesiastico romano, per una prodigiosa guarigione, avvenuta all’Ospedale di Treviso, ottenuta proprio per intercessione di suor Serafina.

Insomma, fin qui tutte cose già lette, già sentite, abbastanza normali se pensiamo che ogni anno, vengono nominati nuovi beati e nuovi santi, no?? La cosa davvero particolare invece, nella storia di questa suora, è avvenuta poco prima della sua morte e soprattutto dopo, la sua morte.  Come detto prima, Vittoria Gisella era nata a Fiume Veneto, dove lavorò in un cotonificio fino alla maggiore età e prima di giungere a Venezia dove ebbe la consacrazione nella Congregazione delle Suore Terziarie Francescane di Cristo Re. Visse nel convento di San Francesco della Vigna, dove, col passare degli anni, venne colpita da un grave male, il morbo di Pott, che la portò a diventare completamente immobile. Lei però, non si scompose e anche in quella condizione non smise di svolgere la missione della preghiera e della sofferenza per la salvezza delle anime, al punto che arrivò a considerare la sua malattia come un privilegio, che la univa più strettamente a Dio.

Nel 1935, suor Serafina degli Angeli, nel convento di San Francesco della Vigna dove si trovava, disse alle consorelle radunate al suo capezzale che, un domani, se la sua tomba fosse stata riaperta, passati un certo numero di anni dalla sua morte, la sua salma non sarebbe stata più ritrovata.  Nell’Agosto del 1947, la cassa, infatti,  venne aperta dai becchini del cimitero, che con grande stupore, e senza sapere nulla della previsione fatta anni prima, vi trovarono solo dei pezzi di velo, dei pezzi di stoffa e un crocifisso, ma del corpo della suora morta 12 anni prima, non era rimasto nulla e anzi, non c’era traccia. Successivamente, un ispettore, intervistato da un giornale locale, disse che non si era mai vista una cosa del genere all’interno del cimitero e anzi, che non si avevano notizie simili in nessun altro cimitero. In più, confermò anche che all’interno della bara non vi era nessuna traccia umana, non c’erano ossa, non c’era polvere ne null’altro di organico.

Da allora, esiste il “mistero della fossa numero 6” come fu ribattezzato questo avvenimento e mentre si aspetta una possibile santificazione, la casa di Borgo San Francesco, dove Gisella nacque nel 1873, è stata acquistata dalle suore e trasformata in piccolo monastero dove vengono conservati tutti gli oggetti cari alla vita familiare di Gisella e quelli della vita religiosa.

Se vi capita di andare a Venezia, prendete il vaporetto che vi porta sull’isola di San Michele e andate a conoscere da vicino la storia di Sonia e Gisella, due persone che da quel giorno, porto con me ovunque vada e mi piace pensare che da qualche parte lassù, siano contente di essere ricordate in qualche modo. Tra pochi giorni, pubblicherò anche la seconda parte di questo articolo relativo ai misteri della città di Venezia, convinto che però ce ne siano moltissimi altri che ancora non conosco. Voi però, continuate a passare a leggere le mie avventure e le curiosità che cerco di raccogliere e di imparare nei miei viaggi e che poi vi riporto qui, anche per chi, tramite una lettura, riesce almeno a viaggiare un pochino con la mente e con la fantasia.   

Grazie mille e sempre Buon Viaggio